Clara Murtas + Stella Veloce

ARGIA/101

Metamorfosi di un rito

Ispirandosi ai rituali dell’Argia, Clara Murtas (voce e oggetti) e Stella Veloce (violoncello, oggetti ed elettronica) sviluppano un percorso fascinatorio fatto di parole, melodie, suoni e ritmi: puro distillato sonoro di un rito apparentemente scomparso. Da sapere: tramite il morso dell’Argia ( variopinto ragno velenoso) una misteriosa anima femminile vagante, si impossessava dell’uomo. L’argiato, il posseduto, realizzava dunque il suo dramma femminile nelle vesti di pipia, bagadia, sposa e viuda ( bambina, ragazza, sposa e vedova) e solo le donne con suoni, canti e balli, potevano esorcizzarlo.

 

Il progetto

Clara Murtas comincia a studiare i rituali dell’argia intorno al 2000. A parte la frequentazione del libro di Clara Gallini, (I rituali dell’argia – CEDAM 1963) ha la fortuna di lavorare con Placido Cherchi che, nel 1962 aveva fatto parte della squadra di ricercatori guidata dalla Gallini. Argomento centrale negli studi e nelle opere di Placido Cherchi sono stati i processi di mutamento e trasformazione nella cultura tradizionale sarda ed è questo l’argomento che appassiona anche la Murtas: “ L’approccio di Clara, però, preferisce sciogliere i nodi della complessità nella dimensione della cosiddetta «quotidianità debole». Da sempre le sue interpretazioni hanno cercato di dar voce al sommerso della tradizione magica femminile, restituendo dignità di storia alla «bassa magia cerimoniale» che serpeggia furtiva tra le maglie delle mille incombenze domestiche.( ……) nelle minimalità quotidiane delle cose che tengono il mondo sui propri cardini. (Prefazione di P.Cherchi a Sante&Sciamane di C.Murtas Condaghes 2006 ).

ARGIA/101 è il prodotto di questa esperienza decennale osservata dall’occhio di Stella Veloce. Nella Performance il rito appare quindi in relazione dialettica con una pratica teatrale e musicale contemporanea e filtrato attraverso la domanda: “In che forme esiste ancora il rito di guarigione nella vita di un giovane europeo della generazione Y?”

 

Stella Veloce, compositore, polistrumentista, diplomata in violoncello, laureata in composizione presso l’Universität der Künste di Berlino, lavora nel campo della musica strumentale acustica, performance art, sound art e musica di scena. Le sue ricerche sulle tecniche strumentali e l’improvvisazione collettiva influenzano notevolmente il suo lavoro che si esprime anche nell’organizzazione di eventi come the new music and performance event series “Reflektor” , happening trimestrale che si svolge in diverse sale a Berlino. Si è esibita in numerosi festival internazionali, tra cui CTM- Club Transmediale, Schwindel der Wirklichkeit a AdK, Signal Festival, Ankunft Neue Musik, 100% Festival – HAU, Sonic 3.0 Festival Kopenhagen, MPA-Berlino Flumen sound@ Fluxus + Museum. Potsdam. Le sue collaborazioni come compositore, arrangiatore o esecutore includono Clara Murtas, Kat Frankie, Miss Kenichi, Dear Reader, Raz Ohara, RADIO RAI 1, Kuraia Ensemble, Serenus Zeitblom Ensemble, Neele Hülcker, Katie Lee Dunbar, Nonclassical. http://soundcloud.com/stella-veloce

 

Clara Murtas, attrice, cantante e autrice nata a Cagliari, si trasferisce a Roma negli anni 70, dove è una delle protagoniste di quella stagione di militanza politica e artistica che trasportava la musica nelle piazze e nelle fabbriche occupate. Passa dal gruppo vocale di Giovanna Marini, al Canzoniere Del Lazio, storica band folk-rock di cui diventa nel 1976 la voce solista. Negli anni 80 forma un suo quartetto jazz ed in seguito approda ad occasionali esperimenti di musica contemporanea ed elettronica collaborando con diversi artisti tra cui Alvin Curran. Nel 90 ritorna in Sardegna e si dedica principalmente alla ricerca nel campo delle tradizioni popolari. Ha lavorato con Ennio Morricone e con Tempo Reale di Luciano Berio; per la sua attività nel campo della ricerca e riproposta della tradizione musicale sarda ha ottenuto nel 2005 il Premio Maria Carta. Nel 2010 nel ruolo dell’Accabbadora è stata protagonista, del cortometraggio Deu ci Sia di Gianluigi Tarditi che è stato premiato con il Globo d’oro dalla stampa estera in Italia. Collaboratrice di Radio3 Rai ha pubblicato molti dischi ed alcuni libri tra cui Sante&Sciamane (libro+CD ed. Condaghes) dedicato alla donna sarda.

 

Note sui rituali dell’Argia

La puntura del ragno Latrodectus tredecimguttatus, e la conseguente crisi patologica, hanno dato origine nella cultura popolare sarda a riti esorcistici simili a quelli presenti in molte altre parti del mondo (Egitto, Nigeria, ecc.). Per quanto riguarda l’Italia, in Puglia il ragno prende il nome di Taranta, da cui deriva il ben noto fenomeno del tarantismo; in Sardegna, il nome popolare dell’aracnide è Argia e dà luogo all’argismo.

L’Argia, nell’immaginario popolare, è portatrice di un essere soprannaturale, un’anima condannata, sempre di sesso femminile, che tramite la puntura si impossessa della persona.

Il rito terapeutico inizia con un’esplorazione musicale, realizzata da un corpo coreutico, mediante la quale si eseguono diverse musiche fino ad individuare quella che svela l’identità dell’anima che possiede l’argiato: l’Argia bambina pipia vuole essere cullata al canto di anninnias ninne nanne; l’Argia nubile bagadia comporta l’inscenarsi di pantomime amorose e il canto di muttetus e balli ; quella sposa coiada la imitazione del parto; l’Argia vedova viuda vuole che si intoni il lamento funebre attittu. Questa è una sintesi delle pratiche ma esse sono varie e fantasiose e cambiano secondo le diverse zone della Sardegna.

In alcune zone, la funzione esorcistica è riservata alle sole donne, sempre divise secondo stati civili, mentre l’argiato molto spesso è un uomo.

Il rito dell’Argia rientra nella grande categoria dei rituali terapeutici collettivi propri delle società tradizionali: da un lato, il posseduto (punto dall’Argia) impersona ritualmente la sua Argia particolare, stimolato dalla comunità degli esorcisti; d’altro lato – come sottolinea Clara Gallini – “l’intera comunità (attraverso i membri del corpo esorcistico) partecipa attivamente all’esperienza di crisi e alla terapia, per cui vi è un riconoscersi emozionale collettivo”.

Il processo di socializzazione del malato e della congiunta terapia, caratterizza il rito come un carnevale fuori tempo: un modo e uno spazio, codificato dalla tradizione, nel quale il malessere del singolo individuo viene condiviso ed esorcizzato.

La ricerca più esauriente sul fenomeno è stata effettuata tra il 1962 e il 1965 dagli antropologi Clara Gallini ed Ernesto De Martino nell’ambito dell’Università di Cagliari. La parte musicale di questa ricerca consta di numerose registrazioni audio realizzate sul campo dall’etnomusicologo Diego Carpitella. Il repertorio del rituale ad eccezione di pochi brani strumentali eseguiti con launeddas o fisarmonica, è formato principalmente dai canti monodici femminili funzionali al ciclo della vita, repertorio comunemente detto “dalla culla alla bara”.